L'opinioneLavit Arteconomy Varese

Nella serata di ieri abbiamo partecipato all’evento, organizzato dalla Associazione Parentesi di Varese, dal tema assolutamente intrigante e quantomeno curioso: ART WITHOUT THE ARTIST e cioè ARTE SENZA L’ARTISTA.

In pratica, secondo gli Ideatori di questo curioso sistema, l’artista non serve più e rifacendosi a teorie e provocazioni lanciate da alcuni artisti dei primi del 900, tutto quanto ruota o fa circolare denaro nel mondo dell’arte è fasullo e incredibilmente inattendibile.

Sul fatto che le quotazioni degli artisti e delle loro opere siano sempre sindacabili e soggette a giudizi e giudici sempre interessati è innegabile, ma arrivare a dire che l’artista è cosa inutile ci vede assolutamente in disaccordo.

Lasciamo però per un attimo da parte la diffidenza e ascoltiamo i relatori Igor Rucci, fondatore di Five Gallery e Andrea B. Del Guercio, Direttore Artistico della Galleria e docente all’Accademia di Brera.

Ci spiegano il loro progetto “Arteconomy” che, citiamo le loro parole,

“…è un movimento artistico che fonde arte ed economia, rendendo quest’ultima elemento essenziale e costitutivo dell’opera d’arte stessa e trasformando in superfluo il ruolo dell’artista.
Arteconomy è la denuncia del peso eccessivo che la finanza e l’economia hanno avuto in modo sempre più crescente negli ultimi decenni nel mondo dell’arte. Arteconomy elimina la figura dell’artista e paradossalmente utilizza termini e concetti propri del mondo finanziario per rendere definitivamente evidente lo squilibrio tra arte ed economia a favore di quest’ultima.
La serie Continuity (alcune opere sono qui in mostra) è l’espressione artistica di Arteconomy:
una serie di opere tutte uguali ma tutte diverse il cui meccanismo di vendita è parte integrante dell’opera stessa.
“Emozione incrementale” e “Condividendo emozionale” sono i neologismi di Arteconomy che vogliono dare certezza al valore di un’opera e fornire, per la prima volta al mondo, un rendimento certo al collezionista”.

Alla fine del provocatorio dibattito ci sono stati molti interventi del pubblico a cui i relatori hanno risposto puntualmente, ma sempre portando il tema a loro favore, cercando di convincere i presenti che il ruolo dell’artista è venuto meno.

Non crediamo ci siano riusciti. Le “opere” portate in mostra evidenziavano il tentativo di applicare il metodo di vendita piramidale nell’arte. Di fatto stanno cercando di fare ciò che è stato fatto con le “Criptovalute” e cioè dare un valore a qualche cosa che di valore non ha.

Le opere “senza artista” sono di fatto pezzi di stoffa, quella utilizzata per creare i fogli di carbonio, inseriti in una cornice con vetro, tutte uguali identiche se non per la differente bordatura data dal taglio approssimativo e impreciso della tela.

No, non crediamo sia ARTE e non crediamo all’arte senza ARTISTA.

Crediamo che questa sia una bellissima operazione finanziaria volta a raccogliere denaro creando una sorta di interesse, che loro chiamano “Condividendo emozionale”, ma che altro non è che una sorta di plusvalore creato ad arte con un “artifizio finanziario” e non a caso, il fondatore della galleria Igor Rucci proviene dal mondo finanziario.

Sicuramente in quel mondo è un artista, ma l’arte è un’altra cosa. Quello che più ci ha sconvolti è che un accademico di BRERA, il professor Del Guercio, sia sponsor di questa operazione.

Vedremo come evolverà.

 

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