Gian Luigi Bennati
  • Nome: Gian Luigi
  • Cognome: Bennati
  • In arte:
  • Città: Gazzada Schianno (Va)

Diceva di Lui il suo Maestro…

Luigi Bennati cammina e lavora in salita da oltre quarant’anni.
Antesignano come tutti gli “Artigianelli”, della nuova proposta “fai da te”, ha percorso la sua strada da solo, senza genitori, senza eredità, senza maestri, senza appoggi politici. I Bennati, sette fratelli, hanno ricevuto dalla vita come viatico, solo il cognome augurale. Un cognome non rispondente a realtà. I veri “nati bene” nascono in un nido piumato, in cima a una vetta. Tanti, poi, non addestrati a muovere le ali, si ritroveranno presto a valle, in uno stagno di anatre.
Luigi Bennati vive oggi con una bella famiglia, moglie, tre figli e altrettanti nipoti, insistendo a modellare la creta, a scolpire legni e a disegnare. Non dimentica il male che ha insidiato la sua vita, i genitori scomparsi troppo presto, i fratelli dispersi, il piccolo Virgilio morto perché povero, le lotte per rubare il mestiere al vecchio frate gardenese.
Da giovane sbolliva la sua protesta abbrancando le aste delle parallele e stendendosi a croce sugli anelli: oggi impasta figure doloranti, tarchiate, con lunghe dita e occhiaie umide. Le sue donne, i suoi combattenti, i vescovi, i santi, gli atleti, gridano tutti una violenta protesta contro il male.
Sembra che Bennati, per liberarsi dalla cattiveria che gli è stata matrigna, la scarichi nelle sculture e nei disegni. La dolcezza la riserva per pregevoli ritratti e la usa per modellare cuccioli d’uomo che richiamano l’antica fortunata produzione di bambole simpaticissime che nei primi anni di lavoro gli portarono a casa pastasciutta, vestiti e affitto.
Bennati, adagio, va sempre più in su, a piedi verso la cima, con un tascapane pieno di bozzetti accantonati, idee rapinate da furboni, promesse dimenticate, illusioni. Ogni tanto in cielo, passa un elicottero dal quale un collega saluta sventolando una robetta colorata: sarà il contrassegno della genialità o la tessera di un partito? Coraggio Luigi, la strada è ancora lunga, ti rimangono tonnellate di creta da prendere a pugni; poi in cima, quando cambierà la musica, faremo i conti.

Otto Monestier
Maestro di Luigi Bennati

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