ArtistiGianni Landonio

L’ARTE NASCOSTA DI GIANNI LANDONIO

“si cercava nella pittura, così disse. forse.”

Hanno scritto di lui Laura Orlandi e Giampaolo Buosi Fotograndone benissimo lo spirito di artista poliedrico e autentico.

Conosco Gianni da quasi quarant’anni, è un amico di vecchia data e qui vorrei spezzare una lancia anche a favore di quello che è il suo lato umano, non meno grande di quello dell’artista.

L’ho rivisto sabato allo Spazio Lavit, un salto al passato e sono affiorati senza alcuno sforzo  tanti piacevoli ricordi e situazioni che andavano a completare l’immagine di Landonio artista che veniva illustrata al pubblico.

Ricordo il suo interesse per la buona musica e l’arte sin dai tempi dell’Università, la creatività che già si manifestava senza veli, le grandi capacità che spiccavano quando progettava e realizzava, insieme a tutti noi dell’Oratorio di Brunello, il Presepe informale da posizionare nella Chiesa di Santa Maria Annunciata (eretta tra il 1200 e il 1300).

L’animo semplice ed il carattere mite ma determinato l’hanno contraddistinto anche negli anni in cui è stato amministratore comunale, grande precursore nell’attuazione della convenzione tra Comune e Ministero per l’assegnazione di obiettori di coscienza quando ancora nessuno ne parlava, lui stesso ha vissuto quella esperienza.

Non ricordo persona che non ne abbia parlato bene, è una persona riservata ma anche gioviale e corretta con tutti, disponibile e affidabile.
Lo vorrei classificare come “uno avanti”, sempre.

Ricordo quando ha portato a Brunello gli artisti della Associazione Culturale Cascina Stal Vitale di Osmate per realizzare un bellissimo progetto che ha visto nascere installazioni nei cortili e nei rustici del centro storico (ricordo Silvio Monti, Vicentini, Penna, Anny Ferrario e tanti altri artisti, anche stranieri, altrettanto bravi).

Dietro le quinte, nel silenzio e nella riservatezza più assoluta, iniziava a coltivare collezioni di musica di ogni genere e ad esprimersi timidamente anche attraverso quadri ed opere tridimensionali che vedono oggi l’uso di materiali di recupero e che finalmente possiamo vedere allo Spazio Lavit.

Oggetti e materiali che spesso hanno alzato il loro grido di attenzione dai cantieri che spesso frequentava per la sua attività di architetto, materiali che arrivati nelle sue mani, diventando parti di opere, di libri d’Artista e quant’altro.

Sino ad oggi la sua riservatezza non ha mai permesso di rendere pubblici questi lavori, lui stesso asserisce di avere creato più per esigenza personale che per comunicare al pubblico.

Chiuderei invitando gli amanti dell’arte e anche coloro che non la amano ma sono solo curiosi di “scoprire”, ad immergersi nella poesia e nella musicalità delle opere esposte allo Spazio Lavit di Varese fino al 23 luglio.

Non sarà facile cogliere un’altra occasione come questa.

Grazie Gianni.

Manuela Codazzi

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