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Caravaggio, il primo film-maker  

Ho letto con grande piacere la monografia di Franco Petrosemolo su Caravaggio e ne ho tratto alcuni insegnamenti.
Primo fra tutti: uno storico dell’arte non deve interpretare un quadro, ciò è prerogativa del pubblico. Deve semplicemente inquadralo storicamente è darci qualche nozione tecnica. Soprattutto ce ne deve garantire l’autenticità, e qui, con Caravaggio, gli esperti hanno combinato dei bei guai.

Spinti dalla cupidigia del mercato, hanno certificato attribuzioni dubbie. Come giustamente fa notare l’autore, ci sono troppi Caravaggio in giro per il mondo, considerando che il genio maledetto è morto a 39 anni, non aveva una bottega sua e, cosa ben più importante, ha passato buona parte della vita nelle taverne, con le prostitute, in risse e duelli, in prigione, in fuga.
85 opere sembrano troppe, per una vita così breve travagliata, considerando anche che Michelangelo Merisi, quasi sempre a corto di mezzi, doveva prepararsi le sue tele, dargli il fondo, fabbricare i colori che certo allora non si compravano in tubetto.

Tra l’altro, e questa è una mia personale riflessione, il recente ritrovamento delle sue ossa in una fossa comune in Maremma, ha rivelato come fossero impregnate di piombo e mercurio, sostanze usate nella preparazione dei colori.
Ciò spiegherebbe la malferma salute del pittore e forse anche i suoi eccessi tumorali. L’eretismo mercuriale e il saturnismo provocato dal piombo erano malattie professionali assai diffuse tra i pittori e quegli artigiani, come i cappellai, che avevano a che fare con tali sostanze (pensate al Cappellaio Matto di Lewis Carroll).

Ho imparato che Caravaggio non era ateo e dissacratore, come vorrebbe Sgarbi, ma piuttosto vicino al pauperismo e a certe correnti della Controriforma che predicavano l’umiltà è la povertà e quindi erano favorevoli a un’arte che non fosse celebrativa ed enfatica, ma realista e quasi di denuncia della condizione degli ultimi.
Come scrive Franco Petrosemolo, Caravaggio era pittore di “cronaca nera”, usava prostitute ed efebici omosessuali come modelli e questo non poteva che dare scandalo.

Stiamo parlando dell’epoca in cui si svolgono i Promessi Sposi, della Lombardia dominata dagli Spagnoli e della Roma dei papi e dei cardinali. Ho imparato che Caravaggio, per quanto avesse dei nobili protettori che hanno tentato di tutto per tenerlo a galla, si era cominciato la nobiltà, attribuendosi un diritto che non gli spettava per nascita, cioè quello di portare la spada.
Era un detentore illegale di spada, ciò che faceva di lui, per legge, un brigante.
Ciò spiegherebbe non solo la sua propensione ad usarla, la spada, ma anche l’assoluta severità con cui fu condannato alla decapitazione, eseguibile da chiunque l’avesse incontrato, a seguito dell’omicidio di Ranuccio Tomassini.

Ho imparato, e questo è l’aspetto più affascinante, come Caravaggio, per ottenere quei giochi di luce che hanno reso immortale la sua pittura, avesse escogitato una tecnica pionieristica. Ha inventato il cinema.
Attraverso l’uso di lanterne, specchi e lenti, costruiva la scena che andava a dipingere e la proiettava sulla tela. Le lenti, gli specchi concavi, tutti oggetti che proprio in quegli anni, in cui con Galileo nasceva l’ottica, cominciavano a diventare di uso comune: Caravaggio li utilizzava per ricostruire in un set l’illusione della realtà.

Alla luce di queste rivelazioni, la definizione di Argan di “realismo drammatico” per l’opera di Caravaggio assume una valenza particolarmente pregnante. La pittura diventa drammaturgia, l’immagine una costruzione.
Questo spiega la rivoluzione caravaggesca, l’insistenza dei fondali, le simmetrie sconvolte, la visione speculare che scambia la destra con la sinistra. E l’assenza di disegni preparatori. Non esiste infatti nessun disegno cartaceo di Caravaggio e questo è stupefacente.

Petrosemolo stila il catalogo completo delle opere ufficialmente attribuite al grande pittore, riproducendo in bianco e nero.
È stato costretto a questa scelta nell’impossibilità di pubblicare altrimenti.
Ma da un male talvolta nasce un bene: in bianco e nero paradossalmente le immagini di Caravaggio dimostrano ancor meglio la loro natura cinematografica.
Parlo del grande cinema in bianco e nero. Certe messe di luce preludono a Eisenstein o a Fritz Lang.

Grazie all’autore per averci Donato questa nuova prospettiva.

 Sofia Rocca Binni

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